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La PRK rappresenta la tecnica chirurgica più semplice per la correzione dei vizi refrattivi con il laser ad eccimeri.

L'anestesia è ottenuta mediante l'instillazione di alcune gocce di collirio. All'inizio dell'intervento si applica al paziente, disteso su un lettino al di sotto del laser, un piccolo divaricatore palpebrale, che aiuta a mantenere aperto l'occhio. L'intervento inizia con la rimozione dell'epitelio che riveste la superficie corneale. Questa fase dura circa due minuti. Quindi si esegue il trattamento laser vero e proprio, la cui durata può variare da un minimo di un minuto fino ad un massimo di circa cinque minuti.

La LASEK rappresenta una variante della PRK. Se ne differenzia in quanto l'epitelio non viene asportato, ma è scollato per circa 270 gradi, in modo da scoprire la sottostante superficie stromale (nella foto a destra si può osservare la spatola che "raccoglie" l'epitelio scollato). Al termine dell'intervento l'epitelio viene riposizionato nella sua sede originale.

I risultati visivi ottenuti con LASEK e PRK sono sostanzialmente sovrapponibili.

 

Scarica il video di una LASEK (Quicktime per Mac e PC, formato .mov):  LASEK (3404.669) kb

Durante l'intervento il paziente non avverte alcun dolore; talvolta può essere presente un leggero fastidio, dovuto al divaricatore palpebrale.
Al termine della PRK (o della LASEK) si applica una lente a contatto terapeutica per favorire la riepitelizzazione; solo raramente si rende necessario il bendaggio. Viene inoltre prescritta una terapia a base di colliri e compresse, che deve essere seguita in maniera scrupolosa.

Chi può essere sottoposto a PRK o a LASEK?

Il candidato ideale ha superato i 20 anni ed ha una refrazione stabile da almeno un anno. La PRK e la LASEK forniscono i risultati migliori nei pazienti con grado lieve o moderato di miopia (fino a 7-8 diottrie) e astigmatismo (fino a 4 diottrie); in casi selezionati, comunque, la PRK e la LASEK danno ottimi risultati anche in miopie superiori a 8 diottrie.
Vi sono alcuni casi in cui l'intervento è controindicato in maniera assoluta, a causa di patologie oculari specifiche (ad esempio il cheratocono) o -più raramente- sistemiche. Anche una gravidanza in atto o programmata a breve sconsiglia l'intervento. Esistono infine delle controindicazioni relative, ovvero dei casi nei quali gli esami effettuati preoperatoriamente mostrano che vi è un rischio superiore alla norma di non ottenere un risultato visivo ottimale. I motivi possono essere differenti (ampio diametro della pupilla, cornea molto curva o molto piatta, ecc.) ed i possibili effetti negativi sul risultato possono variare di conseguenza. Qualora uno o più di questi fattori di rischio sia individuato durante le visite preoperatorie, il paziente viene avvertito prima dell'intervento e può discutere con il chirurgo se proseguire o meno con la procedura pianificata.

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