
La cheratoplastica lamellare consiste in un trapianto "parziale" della cornea, i cui strati superficiali, opachi o comunque patologicamente alterati, vengono asportati e sostituiti con un lenticolo corneale trasparente proveniente da un donatore. Le indicazioni a questo tipo di intervento possono essere di tipo ottico oppure tettonico (vedi tabella sotto). Nel primo caso lo scopo è quello di migliorare la vista, nel secondo l'obiettivo è di ristabilire l'integrità strutturale della cornea.
Ricostituzione di un profilo corneale normale: Rimozione di opacità stromali anteriori: Rimozione di irregolarità superficiali: Riparazione di perforazioni corneali Riparazione di assottigliamenti corneali: Asportazione di tumori benigni corneali
Finalità ottiche
cheratocono, degenerazione pellucida
cicatrici e distrofie cornealli
degenerazione di Saltzmann, distrofie epiteliali
Finalità tettoniche
descemetocele
Rispetto alla cheratoplastica perforante, che prevede il trapianto della cornea a tutto spessore, la cheratoplastica lamellare presenta alcuni vantaggi:
Tecnica chirurgica
Esistono numerose tecniche per l'esecuzione della cheratoplastica lamellare, soprattutto per quanto riguarda le modalità di rimozione del tessuto corneale. L'evoluzione delle conoscenze mediche e della tecnologia a nostra disposizione ha portato allo sviluppo della cheratoplastica lamellare a spessori differenziati con laser ad eccimeri.
Questa è la procedura che attualmente fornisce i risultati migliori in termini di recupero visivo e di ridotta incidenza di complicanze.
La cheratoplastica lamellare a spessori differenziati inizia con l'asportazione del tessuto corneale patologico; a tal fine si utilizza un laser specifico - il laser ad eccimeri- che rimuove con precisione (nell'ordine dei micron) lo spessore corneale desiderato dal chirurgo. Rispetto alla rimozione manuale, il laser ad eccimeri consente la creazione di una superficie più regolare ed omogenea. Il diametro dell'area su cui agisce il laser è di almeno 7 mm, lo spessore di circa 250 micron.
Il raggio laser vaporizza il tessuto corneale (non lo incide né lo brucia). La lunghezza d'onda del laser è tale da impedire al laser stesso di penetrare all'interno dell'occhio: non vi sono pertanto rischi di alterare né tanto meno di danneggiare le strutture intraoculari (cristallino, retina, nervo ottico, ecc.).
Successivamente il tessuto asportato viene rimpiazzato da un lenticolo corneale di spessore adeguato (300-350 micron), proveniente dalla Banca degli Occhi del Veneto. Il lenticolo è costituito da un "bottone" di tessuto (diametro 8,5-9 mm) a sua volta formato dagli strati anteriori della cornea del donatore. Esso viene suturato alla cornea del ricevente; la sutura è generalmente rimossa a distanza di alcuni mesi dall'intervento.
Al termine dell'intervento l'occhio viene bendato; il bendaggio è mantenuto fin quando la cornea del donatore non è completamente riepitelizzata (dai 3 ai 5 giorni sono di solito sufficienti).